Capitolo 15 – Se esisti, dillo al mondo

Ricapitoliamo…
Hai capito – spero – che è importante avere una strategia, coinvolgere i dipendenti, studiare prodotti, prezzi e margini, gestire la rete di vendita e tutte le altre cose fin qui dette.

A questo punto, non pensi sia giunto il momento di far sapere al mondo che esisti, che ci sei e cosa fai?
Uno degli aspetti più importanti per un’azienda orientata al mercato è quello relativo alla comunicazione.

Non ti agitare subito!
Comunicare non significa necessariamente spendere tanti soldi. Dal mio punto di vista significa, in primo luogo, avere consapevolezza di quanti mezzi e strumenti di comunicazione hai a disposizione e poi, a seconda del mercato al quale ti rivolgi e alla resa che intendi ottenere, stanziare un budget adeguato.

Ti sei mai interrogato su quante forme di comunicazione esistono?
Ti garantisco che sono talmente tante che è difficile tenere il conto, anche per gli addetti ai lavori. Per tua opportuna conoscenza, faccio una distinzione fra quelle onerose e quelle sostanzialmente gratuite, il cui unico costo è quello orario del dipendente che ci lavora.
Da quali vogliamo partire?
Non avevo dubbi che mi avresti chiesto di iniziare da quelle non onerose.

Prima di iniziare, però, ricorda i seguenti principi fondamentali:

  • Comunicare significa far conoscere il valore della tua offerta, per cui – anche se parli di prodotti o servizi – ricordati di parlare del valore dei tuoi prodotti o servizi. Più in generale ricordati di parlare dei valori della tua azienda.
  • Qualsiasi forma di comunicazione, qualsiasi idea, parte da te e dal tuo staff. Non parte dal grafico, dallo stampatore, dal web designer o dall’enologo che disegna l’etichetta di un nuovo vino, come mi è capitato di vedere in una piccola cantina lucana. A tal proposito chiesi all’imprenditrice: “ti fideresti di me, che sono tecnico del marketing, come enologo? No? E allora perché ti sei affidata ad un enologo per un aspetto di marketing?”. Il grafico, il web designer e tutti i creativi in generale – quindi sono tassativamente esclusi gli enologi – devono tradurre le tue idee in combinazioni di immagini, colori, testi. Devono suggerirti il miglior formato di stampa, il supporto audio-video più adatto per far passare il tuo messaggio, ma non devono mai sostituirsi a te. Il comando dell’intera operazione di comunicazione deve essere nelle mani tue e del tuo staff.
  • La comunicazione deve essere sempre coerente con la filosofia e l’immagine aziendale. In modo particolare deve rispecchiare il valore che vuoi trasmettere all’esterno. Per esempio se produci articoli di design non puoi utilizzare i cartoni animati per promuovere i tuoi prodotti.

Fatta questa premessa, con la quale mi sono giocato le simpatie delle categorie sopra elencate – e soprattutto quella degli enologi – vediamo quali sono alcune delle forme di comunicazione gratuita più note. Sicuramente parliamo dei social network, tanto per fare qualche esempio:

  • Facebook, una community dove ci si fa apertamente gli affari degli altri, dai loro mal di pancia alle gioie più sfrenate. Perché un’azienda dovrebbe aprire un profilo su “faccialibro”? Perché oggi quasi tutti hanno una propria pagina personale e più amici si hanno più si può scrivere di noi e della nostra azienda sulle loro bacheche. Costa niente ed è seguitissimo.
  • Twitter invece, si è affermato come mezzo di comunicazione estremamente veloce e più “fighetto”, perché è usato ancora più di Facebook da personaggi famosi e addirittura anche da politici che intendono comunicare con i propri “fan”. In buona sostanza chi è interessato a te e alla tua azienda diventa una persona che ti segue in ciò che decidi di pubblicare. Diventa, come si dice in gergo, un tuo follower. Maggiore è il numero dei tuoi “seguaci”, dei tuoi followers, maggiore sarà la diffusione delle tue comunicazioni.
  • Instagram, che serve per pubblicare foto, foto e ancora foto. Ma non di gattini o di piatti pronti per essere consumati al ristorante, bensì di prodotti e momenti di vita aziendale. Anche le foto del territorio possono essere attraenti, a patto che abbiano un senso con il prodotto che si realizza.
  • LinkedIn, il social dei professionisti! C’è però da dire una cosa: all’estero lo usano per fare networking e per trovare clienti. In Italia lo si usa per… per… per…boh! Ancora sono in molti quelli che non hanno capito a cosa serve LinkedIn. Però nel frattempo ti inviano la richiesta per entrare nella loro rete perché si sa, un numero grande di contatti fa sempre figo! Sarà forse questo il motivo che ha spinto un idraulico di Savona a chiedermi di poter entrare nel mio network…

Quali sono i vantaggi dei social? Sono sempre più diffusi e seguiti, anche se continuano ad essere assolutamente gratuiti. Costa la professionalità e la competenza per saperli usare, ma questa è un’altra storia.

Esistono poi altre forme “gratuite” di comunicazione: inviare newsletter ed email ai tuoi clienti – se ti fossi preoccupato di raccogliere i loro indirizzi di posta elettronica – oppure formare i tuoi venditori affinché non parlino solo di prodotti, prezzi e condizioni, ma anche dell’azienda e dei suoi punti di forza rispetto ai concorrenti.

Hai mai pensato quante cose potrebbero dire, quanto potrebbero comunicare i tuoi dipendenti ogni volta che parlano al telefono per i motivi più svariati con i clienti che hanno chiamato in azienda?

E poi e poi e poi…
Internet, il posizionamento nei motori di ricerca, il passaparola, i volantini, i cartelloni, le pagine pubblicitarie, i messaggi in radio, i blog, gli spot in televisione, le sponsorizzazioni, la partecipazione a fiere e così via. L’elenco delle forme di comunicazione è lungo e articolato.
In modo non troppo esteso, altrimenti avrei scritto un libro sulla comunicazione, ho cercato di farti capire che in forme e modi diversi puoi parlare al mondo intero, spendendo ciò che puoi e vuoi spendere.

Ragiona su qual è il mezzo di comunicazione più appropriato in base al tipo di clienti ai quali ti rivolgi.
Non fare, ad esempio, come un tuo collega che ha investito qualche decina di migliaia di euro per una telepromozione di 30 secondi per soli cinque giorni in una fascia di programmazione pomeridiana non consona al suo prodotto. Troppo breve la visibilità del suo articolo: delle pantofole autoventilanti – sì, hai letto bene – promosse all’interno di un programma per ragazzi semplicemente perché l’imprenditore riteneva che l’aver inserito nella promozione dei modelli colorati rendesse il prodotto accattivante per i giovani.
Ma tu hai mai visto un giovane in pantofole, per di più autoventilanti?

E hai mai visto un’azienda che non comunica?
Perché comunicare?
Se non ti è sufficiente ciò che hai letto fino ad ora, ti lascio ragionare su questa frase, attribuita a un industriale americano, purtroppo non mio cliente: “Perché continuo a investire in campagne pubblicitarie, anche ora che la mia azienda è cresciuta ed affermata? Per lo stesso motivo per cui il pilota di un aereo tiene accesi i motori anche dopo il decollo!”.

2018-12-19T15:50:48+00:00
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