Un uomo solo al comando

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Probabilmente ti sei già reso conto che in una situazione del genere non ci sono tante altre persone disposte ad assumersi la responsabilità di decisioni drastiche, in alcuni casi addirittura dolorose.

Sono nato in riva all’Adriatico e mi piace pensarti come un comandante che conduce la barca in un mare in tempesta, con gli scogli che si avvicinano in modo repentino e pericoloso.

Cosa fare in questi frangenti?
Innanzitutto devi trasmettere al tuo equipaggio la consapevolezza che tu non hai paura della situazione che state vivendo. Ma, soprattutto, devi trasmettere loro la sensazione che tu sappia cosa stai facendo, infondendo sicurezza. In circostanze di crisi non c’è niente di peggio di un comandante spaventato che, per di più, non sa governare l’emergenza.
Lo so che prima era tutto più facile: il mare era calmo, gli ordini bene o male arrivavano e tu ti sentivi un buon comandante. Sicuramente lo eri ed hai raggiunto traguardi importanti, ma, ora, sono proprio cambiate le condizioni del mare. Ora ci sono onde anomale come non ne hai mai viste e affrontate.

Oltre a mantenere la calma e a non farti prendere dal panico, c’è un’altra cosa che devi fare: decidere molto velocemente.

Non puoi permetterti di dire aspettiamo e vediamo, perché se non decidi in fretta potresti non arrivare a vedere la fine della crisi (a questo punto puoi fare gli scongiuri, nel caso non avessi già provveduto).

Attenzione però a non fare come un amico imprenditore che a parole diceva di non volersi chiudere, di voler reagire alla crisi, di volerla affrontare e che, nella realtà dei fatti, ha invece sospeso tutte le attività promozionali e pubblicitarie, smembrato i vertici della direzione commerciale per riprenderne lui il controllo e ha iniziato a correre in modo disordinato qui e là… Ora sta passando un momento ancora più brutto.

Essere soli al comando non significa fare tutto da soli! Significa, piuttosto, assumersi la responsabilità di certe decisioni da prendere, avvalendoti dell’aiuto, del supporto morale e psicologico, nonché del contributo di idee dei tuoi più stretti collaboratori.

Su ogni nave civile o militare ci sono un comandante, un comandante in seconda e gli ufficiali subordinati secondo un ordine preciso di ruoli e mansioni.
La stessa cosa deve avvenire nella tua azienda.

Hai un organigramma chiaro, con ruoli definiti in cui tu ricopri solo una posizione?

Oppure hai più incarichi, al punto che la tua azienda sembra più una one man company che una comunità organizzata?

Se non hai mai pensato di avere o, peggio ancora, di avere ma non rispettare un organigramma funzionale, beh, molti tuoi problemi hanno origine da questa scelta più che dalla crisi.

In caso contrario, e sono sicuro che sia così, è ora che tu dia fiducia ai tuoi collaboratori.

Come pensano di affrontare questa situazione il tuo re sponsabile vendite, il tuo responsabile amministrativo e quello di produzione (altrimenti detti manager o direttori)? Non puoi pensare di poter contemporaneamente tenere il timone, manovrare le vele e chiudere i boccaporti per evitare che entri l’acqua.

Del resto non stai facendo una traversata atlantica in solitaria!

Hai un equipaggio che sta condividendo con te questa navigazione e ti posso garantire che queste persone hanno la tua stessa paura di andare a fondo.
È il caso di coinvolgerli tutti, i tuoi dipendenti.

Non nascondere la gravità della situazione, probabilmente già chiara anche a loro, ma proponi di trovare insieme una soluzione.

Organizza riunioni, durante le quali più che parlare dovrai ascoltare, magari come poche altre volte hai fatto.
Riunioni in cui accetterai con un rinnovato spirito di umiltà i suggerimenti e i consigli che i tuoi collaboratori ti proporranno.

Incontri nel corso dei quali non dirai “per me è così”, ma piuttosto chiederai “secondo voi come dovrebbe essere?”. “Se foste al mio posto, cosa fareste?”.
Certo, alla fine, sarai tu a dover prendere le decisioni, ma lo farai con ulteriori elementi di valutazione ai quali non avresti pensato se avessi continuato a navigare da solo. Sfrutta la collegialità del gruppo, di quelle persone disposte a darti una mano, perché ci tengono all’azienda, al posto di lavoro, al futuro.

Barra a dritta comandante, chiudere i boccaporti, due mani di terzaroli e via, dentro la tempesta senza (troppa) paura!

 

Questo capitolo è stato scritto nel novembre 2011. Ogni riferimento a quanto avvenuto il 13 gennaio 2012, giorno del naufragio della nave Costa Concordia all’Isola del Giglio, è puramente casuale. Alle persone coinvolte va, ancora oggi, il mio pensiero.