Time to detox

Greenpeace, su una passerella virtuale, fa’ sfilare i marchi della moda valutandone l’impegno nell’eliminare dalle proprie filiere produttive, sostanze tossiche e inquinanti.
Protagoniste della sfilata Detox di quest’anno 16 aziende della moda che, non solo stanno già eliminando alcune delle sostanze chimiche più pericolose, ad esempio gli interferenti endocrini come perfluorurati, ftalati e nonilfenoli etossilati ma hanno anche iniziato a rendere noti i dati sull’inquinamento provocato dai loro fornitori su una piattaforma pubblica.

Questo consente alle popolazioni locali di avere consapevolezza di ciò che viene scaricato nelle loro acque.
Secondo Greenpeace Adidas, Valentino e il Gruppo Inditex (che include marchi come Zara) ed altri 13 marchi globali della moda sono i “Detox Leader”, marchi che con azioni concrete stanno agendo concretamente nel garantire ai propri consumatori dei vestiti liberi da sostanze tossiche.
Nike e LiNing sono considerati dei ‘Greenwasher’ perchè il loro impegno non è passato dalle parole ai fatti.

Hanno conquistato il titolo di “Detox Loser” Armani, Dolce e Gabbana, Versace e Diesel che non si sono assunti alcuna responsabilità per l’impatto ambientale che i propri cicli di produzione hanno sulle risorse idriche del Pianeta.
Delle trenta aziende che hanno preso l’impegno Detox ben dieci sono italiane e tra queste il Gruppo Miroglio, Canepa, Italdenim, Zip, Besani, Berbrand, Tessiture Attilio Imperiali, e più recentemente Gritti Group.
Una moda fatta di abiti e accessori prodotti senza inquinare è possibile.
Condividiamo l’invito di Greenpeace affinchè entro il primo gennaio 2020 le aziende della moda a livello globale eliminino tutte le emissione di sostanze chimiche pericolose dalle proprie filiere produttive e dai prodotti e Detox diventi la “tendenza di moda” più seguita.

(Roberta Ginevri Blasi)